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Janez Zalaznik: Dolci bugie e altri inganni

Come fanno a trovarsi delle dispettose e inquietanti dolci bugie e altri inganni tra quello che potremmo – secondo una prima impressione – giudicare delle fredde astrazioni geometriche? La presente scelta di opere esposte potrebbe rispondere in modo affermativo a tale domanda, dato che le tele indicano come ricavare da forme e volumi geometrici seri giocosita e umorismo senza far perdere all’opera la propria autorevolezza e maturita. Per il suo modo “classico” di esprimersi Janez Zalaznik rappresenta un caso singolare tra gli artisti contemporanei nel campo della pittura. Con il termine “classico” qui si pensa ai modelli di arti figurative affermati, dove (ancora) si enfatizzano le conoscenze tecniche, di disegno e modulari, che (dove esistono…) si nascondono dietro a tutta la liberta di scelta e di espressione del linguaggio delle arti figurative presente oggi. Nella presente mostra possiamo ammirare la collezione di formati maggiori in tecnica acrilica, creata negli ultimi due anni del lavoro artistico di Janez, che con rispetto guardano al passato, ma con le soluzioni formali e la carica contenutistica e volta al presente.
Le tele sono caratterizzate da movimentate e, in molti casi, piene composizioni, da cui e evidente che il pittore non ha paura dei colori, non limitandosi alla “collaudata” gamma di toni principali, ma mischia, esperimenta, combina e unisce con successo diversi colori in un’unita omogenea. Le immagini comunicano con lo spettatore tramite le proprie forme complesse, fatte di singolari strutture geometriche, tagliate solo qua e la da un piccolo filo d’oro, che fa intuire allo spettatore di non trovarsi dove pensava di essere e che la materia non e cosi domabile, gia conosciuta, come si poteva pensare in un primo momento “a prima vista”. L’eco del cubismo che scomponeva, quasi cent’anni fa, il corpo in quadri piatti sottolineando i diversi punti di vista, e fortemente presente nelle opere di Zalaznik. Tra tutti gli “ismi” e stata proprio questa corrente dell’avanguardia ad affascinarlo di piu, inducendolo a perfezionare le proprie conoscenze del cubismo durante gli anni accademici. Nelle sue opere l’influsso del cubismo si esprime tramite il susseguirsi di forme, superfici e fasce acute, che sembrano essere quasi dei manti distesi di dadi e rulli di carta. Nella composizione, formata come se un medesimo oggetto fosse visto da tutti i lati, in alcuni punti veniamo presi in uno senza-spazio superficiale, che con le sue sole due dimensioni rappresentava un’ideale per i modernisti. E proprio qui che pero avviene la maggiore rottura di Zalaznik con la tradizione del primo XX secolo. Sulle sue tele, infatti, viene inclusa la terza dimensione, ignorata dai cubisti che in alcuni casi cercavano di indicarla tramite la sua distruzione in frammenti bidimensionali. Janez invece in pieno spirito postmodernista la intreccia con la superficie, ricostruendola tra gli elementi decomposti, in puro stile neocostruttivista, creando nuove forme, corpi e costrutti che funzionano come unita, come un oggetto autonomo. Il riferimento di Zalaznik alla tradizione artistica del secolo passato non significa un banale copiare di stili affermati della storia dell’arte. Tramite l’uso di tecniche oggi non piu attuali Zalaznik valorizza il proprio lavoro artistico, traendo tali tecniche rispettosamente dalle tradizioni d’avanguardia e unendole con una propria visione artistica in composizioni del tutto nuove e fresche, piu gentili di un costruttivismo severo e tecnico e piu palpabili di un cubismo piatto, attraverso cui l’autore racconta da dove viene e dove va, perché li munisce di una visione contemporanea e di una  comunicabilita.
Attraverso la sintesi del bi- e tridimensionale nel quadro l’occhio dello spettatore non riesce subito a cogliere l’intera opera, perché le superfici penetrano una nell’altra, cambiando profondita nei punti piu imprevedibili. Lo sguardo segue una linea scelta da una logica interna, e quando gia si pensa di aver trovato la via giusta, lo sguardo cade in trappola, perché li ad aspettarlo c’e un imprevedibile svolta o una nuova dimensione. Oltre al gioco visivo sulla tela il pittore riflette il suo modo umoristico di concepire l’arte che non ha bisogno di essere sempre seria né tantomeno depressa, soprattutto se lontana dalle condizioni precarie di cui parla lo stereotipo dell’artista romantico che dipinge nel proprio “atelier”, mentre la pioggia gli cade sulla testa…
Le opere di Zalaznik non possono essere ridotte alla sola combinazione di colori e di costrutti di forme in nuove composizioni; il ruolo decorativo delle sue immagini estetiche e piacevoli alla vista viene sorpassata dalla lettura dei sottotitoli. Se l’autore ha un modo di dipingere del tutto astratto, e molto concreto per quanto riguarda il contenuto. Sebbene abbia scelto un modo singolare e con cio molto intimo di narrare, i suoi motivi sono presi dal quotidiano, dal mondo comune di tutti noi. O si tratta di opere con una forte carica sociale (La pancia gonfia del cardinale / Kardinalov napeti trebuh, La fine di un orgoglio / Konec nekega napuha, Il falso splendore / Lažni blišè …), oppure di quelle tra il pubblico e il privato (Non portarmi via la felicita / Ne vzemi mi veselja, Domande frequenti / Pogosta vprašanja, E domani potrebbe essere / In jutri bi lahko bilo…), lo spettatore puo sempre immedesimarsi con il flusso del pensiero, tratto da ciascun titolo. Questi, infatti, non provengono dal mondo interiore dell’autore, dilemmi nascosti e incomprensibili agli altri, bensi tali domande e ipotesi le si potrebbe porre un qualsiasi individuo pensante. Il titolo di ciascun’opera potrebbe essere un cenno agli elementi reali contenuti nell’opera, diventando uno stimolo a cercarli e individuarli in quella che prima sembrava un’immagine del tutto astratta e sfumata. Le opere di Zalaznik sono una prova che per una maggiore comunicabilita non c’e bisogno di nascondersi dietro a una forma provocatoria o non attraente, ma che e possibile un discorso diretto tramite linee chiare e controllate che non celano la conoscenza tecnica. Il fascino estetico delle sue opere cosi non diminuisce l’acutezza del loro contenuto che non vuole essere né profetico né tantomeno ha la presunzione di voler salvare il mondo. Vuole solo osservare e commentare.

Maja Marinkovska


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